ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Le sculture d' acqua per pregare con l' arte

Piove sottosopra luce e acqua dal soffitto in una teca avvolta nell' oscurità, mentre nell' aria risuona la cantata di Bach "Wachet auf, ruft uns die Stimme", BWV 140. «Io lavoro con l' illusione» dichiara la giovane artista americana di origine coreana Susie J. Lee (Hershey, Pennsylvania 1967) «e con le qualità fisiche e spirituali dei materiali e degli oggetti». Sembra di entrare in un luogo dedicato alla meditazione, una sorta di tempio della spiritualità aperto a tutte le fedi, in cui si fonde la doppia natura dell' artista, e dove la cultura orientale incontra quella occidentale in una installazione rigorosamente concettuale, che invita a guardare e riflettere. L' acqua, la luce, il video, il suono sono le "parole" usate dall' artista. Susie J. Lee inaugura la sua prima personale in Europa, "Bodies of water", a Salerno nella nuova galleria di Tiziana Di Caro (via delle Botteghelle 55, info 089 9953141, fino al 7 giugno). Si aggiunge un nuovo spazio per l' arte contemporanea tenuto da una giovane imprenditrice formatasi anche a New York nella importante galleria di Barbara Gladstone. Attraverso una fitta pioggia di riso, "Showers" (docce) del 2007, ottenuta con tanti fili sospesi dal soffitto che sembrano catturare l' ombra scolpendola sul pavimento, si penetra nel mondo visivo dell' artista. «Voglio che le persone si fermino, in modo che possano oltre che guardare anche pensare», dice. Sembra quasi che Lee chieda di spogliarsi di tutte le impurità per poter aver accesso al suo luogo privato e intimo, spostandosi così attraverso il buio e la luce, l' interno e l' esterno, passato e presente, materiale e immateriale. Nella sala longitudinale dello spazio espositivo, in completa penombra, l' acqua dà vita a sculture e volumi dalle forme pure e minimali. Un cilindro, una bacinella e una teca accolgono la luce, generata dal sapiente uso tecnologico della videoproiezione, e la rimandano fuori generando effetti misteriosi e quasi magici. "Rings of St. Genevieve" (le lacrime di Santa Genoveffa) è il contenitore ricolmo di acqua che accoglie metaforicamente il pianto della martire cristiana, alla cui storia si è ispirata l' artista. Dal fondo del solido improvvisamente un lieve effetto di luce illumina la base lungo il suo perimetro circolare. Due lavori creati appositamente a Salerno vedono contrapporsi una bacinella di vetro opaco, "Whishes Change; Whishing Changes you" (i desideri cambiano; il desiderare cambia) e una mensola con dodici sottili cilindri di vetro trasparente, "Minor Epiphanies". La prima, appoggiata su di una base di legno grigio scuro, riflette il volto dell' artista in preghiera in uno specchio d' acqua. è un' immagine video lenta e sfocata quella che lo specchio "naturale" rimanda. L' artista sembra rifarsi a una delle frasi del celebre poeta sufi Rumi: "Chi vede nell' acqua solo il proprio riflesso non sa amare". - RENATA CARAGLIANO